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2. - L'eredità di Gioviano Pontano


Nel 1503, alla morte del Pontano, l'Accademia passò sotto la guida dei due suoi discepoli, Pietro Summonte e Girolamo Carbone, e poi, dal 1526 al 1532 sotto la presidenza di Jacopo Sannazaro. In tale periodo a Napoli, divenuta capoluogo di Viceregno spagnolo, nell'accrescimento dell'attività intellettuale collettiva i Pontaniani ebbero un ruolo rilevante e l'Accademia fu tenuta in alta considerazione dai maggiori studiosi di altre parti d'Italia, tra cui Pietro Bembo e Marcantonio Michiel, umanista veneziano. E' a quest'ultimo che il Summonte indirizza il 20 marzo 1524 una famosa lettera destinata a diventare di primaria importanza tra le fonti della Storia dell'Arte napoletana del Rinascimento, per ciò che riguarda le maggiori opere di pittura, scultura e architettura della Napoli coeva.
Dal 1532 con la presidenza di Scipione Capece, appartenente al Cenacolo Valdesiano, l'Accademia visse anni difficili fino alla sua scomparsa nel 1542.
La sorte toccata all'ormai centenaria Accademia fu comune alle Accademia dei Sereni, degli Ardenti e degli Incogniti, nate nel 1546 e soppresse nel 1547.
Nei due secoli che seguirono non vi fu alcuno che pensasse di far risorgere l'antica Accademia Pontaniana, desiderio che si manifestò solo verso la fine del primo decennio del secolo XIX.